Da un'idea di due Pendolari annoiati

mercoledì 19 settembre 2007

Tornare è un po' resuscitare

L'autunno è alle porte e il clima inizia a essere bisbetico come un'amante insoddisfatta. Nonostante vallette e soubrette non si decidano ancora a coprirsi, lasciando esposta preziosa superficie epidermica, che neanche a ferragosto – gioia e gaudio dei cultori della sezione tette-e-culi di Studio Aperto –, si è chiusa la stagione dei pendolarismi verso luoghi esotici, o per lo meno al di fuori della Pianura Padana, lontano dagli afrori di suino (per chi sta in campagna) e dai miasmi dello smog (per i cittadini). Quantunque a un osservatore esterno possa apparire bizzarro, il Pendolare non nutre il benché minimo sentimento di tristezza: figuriamoci!, si porterebbe – e probabilmente si porta – il talloncino dell'abbonamento persino in vacanza.
Il richiamo della Stazione Centrale (genuflessione devota) è irresistibile, inevitabile, ineludibile, piega anche le volontà più incoercibili, e il Pendolare ne è attratto, regolare e istintivo come le migrazioni stagionali degli uccelli. Gli agricoltori lungo il tratto bresciano, bergamasco e milanese della linea Milano-Venezia, sincronizzati dalla loro proverbiale affinità ai moti ciclici naturali, non scrutano più la luna o i fenomeni climatici ricorrenti prima di procedere con gli ultimi lavori nei campi. Guardano l'interregionale che collega le due città. A occhio, colgono capienza, entità e tipologia dei Pendolari.
E così si torna sul treno, il luogo per cui il Pendolare è nato, a sedersi immersi nel décor anni settanta ex-grigio-topo, ora grigio-ratto, prendendosela con quei poveri cristi dei controllori per ogni minuto di ritardo, come se potessero farci effettivamente qualcosa; col profumo di cesso nelle nari, che catapulta il viaggiatore a tanti secoli fa, quando stuoli di nerboruti gladiatori usavano la stessa latrina per un numero non ben definito di giorni, profumo che nemmeno in sogno fa rimpiangere la salubre salsedine del Mar di Sardegna; a sperimentare l'ultima trovata per l'anno 2007/2008: le formiche, introdotte dagli esperti di marketing delle Ferrovie dello Stato perché così, dicono, il Pendolare si sente meno solo, meno alienato, più solidale verso il vicino che sbraita al cellulare, più bendisposto verso i marmocchi delle scuole superiori sui regionali delle sette (a.m.), posati quanto barbari della Colchide.
Da ultimo, il biglietto è aumentato di 5 centesimi di euro. Ma cosa sono 5 miserrimi centesimi in più, a fronte di vivere ogni santo giorno l'ebbrezza futurista della velocità? I Pendolari, nel loro piccolo mondo, godono di piccole cose.
Buon ritorno.

1 commento:

giacomo crode ha detto...

Caro Castevet,
la sua prosa gonfia di belle rimembranze fa rimpiangere l'ebbrezza futurista della rotaia, il soffice olezzo del freno tirato, la perlata superficie dei braccioli e l'impenetrabile aroma delle tendine: piaceri che nel grigiore di una redazione paiono lontani quanto un gol dell'Hellas.