L'autunno è alle porte e il clima inizia a essere bisbetico come un'amante insoddisfatta. Nonostante vallette e soubrette non si decidano ancora a coprirsi, lasciando esposta preziosa superficie epidermica, che neanche a ferragosto – gioia e gaudio dei cultori della sezione tette-e-culi di Studio Aperto –, si è chiusa la stagione dei pendolarismi verso luoghi esotici, o per lo meno al di fuori della Pianura Padana, lontano dagli afrori di suino (per chi sta in campagna) e dai miasmi dello smog (per i cittadini). Quantunque a un osservatore esterno possa apparire bizzarro, il Pendolare non nutre il benché minimo sentimento di tristezza: figuriamoci!, si porterebbe – e probabilmente si porta – il talloncino dell'abbonamento persino in vacanza.
Il richiamo della Stazione Centrale (genuflessione devota) è irresistibile, inevitabile, ineludibile, piega anche le volontà più incoercibili, e il Pendolare ne è attratto, regolare e istintivo come le migrazioni stagionali degli uccelli. Gli agricoltori lungo il tratto bresciano, bergamasco e milanese della linea Milano-Venezia, sincronizzati dalla loro proverbiale affinità ai moti ciclici naturali, non scrutano più la luna o i fenomeni climatici ricorrenti prima di procedere con gli ultimi lavori nei campi. Guardano l'interregionale che collega le due città. A occhio, colgono capienza, entità e tipologia dei Pendolari.
E così si torna sul treno, il luogo per cui il Pendolare è nato, a sedersi immersi nel décor anni settanta ex-grigio-topo, ora grigio-ratto, prendendosela con quei poveri cristi dei controllori per ogni minuto di ritardo, come se potessero farci effettivamente qualcosa; col profumo di cesso nelle nari, che catapulta il viaggiatore a tanti secoli fa, quando stuoli di nerboruti gladiatori usavano la stessa latrina per un numero non ben definito di giorni, profumo che nemmeno in sogno fa rimpiangere la salubre salsedine del Mar di Sardegna; a sperimentare l'ultima trovata per l'anno 2007/2008: le formiche, introdotte dagli esperti di marketing delle Ferrovie dello Stato perché così, dicono, il Pendolare si sente meno solo, meno alienato, più solidale verso il vicino che sbraita al cellulare, più bendisposto verso i marmocchi delle scuole superiori sui regionali delle sette (a.m.), posati quanto barbari della Colchide.
Da ultimo, il biglietto è aumentato di 5 centesimi di euro. Ma cosa sono 5 miserrimi centesimi in più, a fronte di vivere ogni santo giorno l'ebbrezza futurista della velocità? I Pendolari, nel loro piccolo mondo, godono di piccole cose.
Buon ritorno.
Il Pendolare delle FF.SS.
Da un'idea di due Pendolari annoiati
mercoledì 19 settembre 2007
domenica 12 agosto 2007
Il diario di Alfred / 5
"Tra la via Emilia e il C.E.P.U."
Pensavamo fosse uno scherzo ed invece apprendiamo con costernazione che Einaudi, la storica casa editrice piemontese, ha davvero pubblicato un libro di poesie vergate dal plettro incandescente di Luciano Ligabue, “Lettere d’amore nel frigo”: titolo per il quale la rock-star è stata subito querelata dal proprio elettrodomestico. Il famoso rocker emiliano, noto ai più come “Liga” in quanto cantante e a noi come “Bue” in quanto scrittore, ha dato alle stampe un’opera accolta con grande favore dall’apposita critica. Sulle colonne di svariate testate nazionali, infatti, si sono lette lodi sperticate introdotte da titoloni quali “Ligabue si mette a nudo”. Dimenticando peraltro come a ciò avesse già abbondantemente provveduto, durante il programma televisivo di Serena Dandini, l’ottimo imitatore Neri Marcorè, il quale, tra rutti e grattate al pacco, aveva pubblicamente esplorato con efficacia gli anfratti nascosti della personalità del Nostro. A voler essere onesti, il destino del Ligabue scrittore è tutto negli esordi discografici: il suo secondo album infatti portava il titolo di “Lambrusco e Popcorn”, in onore alle due Muse che ancora oggi lo ispirano. Come dimenticare poi gli scenari immaginati per il proprio futuro lettore e contenuti già nel brano del 1995 “Seduto in riva al fosso”. Le composizioni del “Vate di Correggio”, che evidentemente di “correggie” se ne intende, suscitano l’impressione di vagare per le pagine senza una meta precisa, dando vita ad un libro che potremmo definire senza esitazioni come “(b)anale”, facendo ancora una volta a meno della consonante iniziale vista e considerata l’indubbia origine di opere di questo genere. Non ce ne voglia il buon Ligabue, il quale ha forse affrettato un passo che gli consiglieremmo di riprovare a compiere fra un po’ di tempo, magari riprendendo da dove aveva lasciato, ossia dalla terza elementare. Pecca, questa, che a onor del vero non gli ha impedito di giungere a vette d’ispirazione quali “una volta, qui, c’era il bar Mario/ l’han tirato giù tanti anni fa” o vere e proprie illuminazioni come “scimmia da spalla, scimmia da pianola, scimmia brava per la nocciolina”. Lucidità e tatto sono d’obbligo, soprattutto quando si affronta un’opera densa e pregna come questa, attesa per anni e anni dal pubblico nonché dai fans più incalliti del cantante. Per questo, dopo un'attenta lettura e svariate riflessioni, possiamo concludere con buona certezza che Luciano Ligabue sta alla poesia come Alessandro Cecchi Paone sta a Vittorio Sgarbi: sui coglioni. Considerando il progetto nell’ottica dell’editore ci domandiamo quindi se Einaudi abbia voluto replicare uno di quei giochi logici che si trovano spesso nei test d’intelligenza e nelle riviste di enigmistica: “Scova l’intruso”.
L' esercizio chiede di trovare all'interno di un determinato insieme l'elemento che non c'entra un cazzo con tutto il resto. Il che nel nostro caso, dopo una rapida occhiata alla collana editoriale del gruppo, non dovrebbe risultare a questo punto difficile .
Nota finale: apprendiamo che il libro di Ligabue è riportato, in collana, di seguito alle opere di Cesare Pavese. Non potendo l’autorevole scrittore esprimere compiutamente il proprio disagio, siamo stati pregati dai familiari di dar voce a tale scontento. E lo facciamo ben volentieri, intuendo che il buon Cesare avrebbe protestato parafrasando l’espressione di Indro Montanelli di fronte all’offerta di essere sepolto al fianco di Silvio Berlusconi nel mausoleo di Arcore : non sum dignus.
L' esercizio chiede di trovare all'interno di un determinato insieme l'elemento che non c'entra un cazzo con tutto il resto. Il che nel nostro caso, dopo una rapida occhiata alla collana editoriale del gruppo, non dovrebbe risultare a questo punto difficile .
Nota finale: apprendiamo che il libro di Ligabue è riportato, in collana, di seguito alle opere di Cesare Pavese. Non potendo l’autorevole scrittore esprimere compiutamente il proprio disagio, siamo stati pregati dai familiari di dar voce a tale scontento. E lo facciamo ben volentieri, intuendo che il buon Cesare avrebbe protestato parafrasando l’espressione di Indro Montanelli di fronte all’offerta di essere sepolto al fianco di Silvio Berlusconi nel mausoleo di Arcore : non sum dignus.
venerdì 10 agosto 2007
Il diario di Alfred / 4
"Nella prossima partita contro l'Italia sarò preoccupato dell'arbitro. Quando capita di affrontare la nazionale azzurra il dubbio rimane sempre..." Che noia. Che senso di nausea. Che abbandono. Parole molli come il formaggio "banon" che i cuginetti degustano con grande dispiegamento di erre moscia nei loro soggiorni estivi in Costa Azzurra: "Spettacolave"; "Stvaovdinavio"; "Sentito che avoma?"; "E' un grande fovmaggio". Ma andate a cagare. E lo dico mentre contemplo l'ultima forma di grana acquistata in corso Garibaldi: rocciosa, solida, puntuale. "L'è boen, boen bombè (è buono, è tanto buono)". Forse sarebbe il caso di ricordare ai cuginetti che ci mettiamo un secondo a vietare l'espatrio a Paolo Conte. Che è un attimo ad offrire alla Belluccì le chiavi di Roma e farle prendere il primo TGV per Milano Centrale. Che non ci vuole molto a spedirgli Antonio Di Pietro, Borrelli, Davigo e Woodcock per indagare sul veleno che hanno versato nel bicchiere di Ronaldo prima della finale del '98. E' un attimo. Basta che lo dicano e noi siamo pronti. Comunque, la verità è che Parigi offre attrazioni anche per allenatori falliti e frustrati. Senta, Domenech: c'è la ruota panoramica, c'è l'Hotel De Ville, c'è il cimitero di Oscar Wilde e Jim Morrison, c'è Sarkozy ma soprattutto c'è Cecilia, bella e decisa, ogni mattina compra la baguette alle sei e alla sera va ad ascoltare il jazz da Franc Pinot. Ci vada anche lei Domenech. Si diverta. Si mangi un gelato pensando di essere l'avvocato Agnelli. Si fumi una sigaretta in Boulevard Sant Germain ammiccando ai barboni e sospirando: "C'est la vie". Insomma, faccia il francese. E soprattutto, non rompa il cazzo.
martedì 7 agosto 2007
Il diario di Alfred / 3
dalle LE CINQUE VARIAZIONI di Lars Von Trier
Il tempio delle Mele
1) La ragazza era soltanto una delle tante cameriere dell' hotel che, appena vedono un parlamentare, gli saltano addosso per conquistarsi un po' di denaro con qualche "servizietto extra".
2) La ragazza la conosco, tranquilli: è mia nipote. Per noi Udc non c'è futuro oltre la famiglia.
3) Non ho mai assunto droga in vita mia. Sa, vengo dalla parrocchia.
4) Non ho raccontato nulla ai miei figli. Per certe cose sono ancora troppo piccoli.
5) Meglio a mignotte che a trans, nè.
Il tempio delle Mele
1) La ragazza era soltanto una delle tante cameriere dell' hotel che, appena vedono un parlamentare, gli saltano addosso per conquistarsi un po' di denaro con qualche "servizietto extra".
2) La ragazza la conosco, tranquilli: è mia nipote. Per noi Udc non c'è futuro oltre la famiglia.
3) Non ho mai assunto droga in vita mia. Sa, vengo dalla parrocchia.
4) Non ho raccontato nulla ai miei figli. Per certe cose sono ancora troppo piccoli.
5) Meglio a mignotte che a trans, nè.
domenica 5 agosto 2007
Il diario di Alfred / 2
"Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare..."
"La puntata del David Letterman Show con ospite Don Rickle, quella l'ha vista?"
"No"
"Allora vaffanculo"
"La puntata del David Letterman Show con ospite Don Rickle, quella l'ha vista?"
"No"
"Allora vaffanculo"
venerdì 3 agosto 2007
martedì 3 luglio 2007
TRENITALIA: UN BILANCIO
E' proprio il caso di dire "luglio col bene che ti voglio". Luglio infatti annulla la routine. Ma soprattutto annulla la rotaia. Sì, perché a lezioni concluse si conclude anche l'epopea dei migranti verso la capitale dell'economia italiana. Basta cinesi, basta annunci di ritardi, basta obliteratrici.
Il bilancio è come sempre positivo, fra ritardi, multe, ladri e cessi da Hotel Ritz. Si sta che è una favola sui nostri treni. Viene quasi da parafrasare la battuta di Eddie Murphy in "Beverly Hills Cop" quando, beccato dai poliziotti ad indagare in borghese nel palazzo di lusso di un potente uomo d'affari coinvolto in traffici di droga, si discolpa dicendo: "Mi scappava da pisciare e ho pensato: lì avranno dei cessi bellissimi". Ecco, questo è quello che accade sui treni italiani: orde di persone beccate senza biglietto che si giustificano tirando in ballo l'incontinenza. La carta igienica dei nostri treni sembra studiata dai laboratori Garnier di Parigi. Un apposito progetto le ha donato quel piacevole olezzo che tutti avvertono appena entrati. Per non parlare del piacevole senso di avventuroso che si prova nel vedere i propri liquidi depositarsi dolcemente sotto le rotaie scintillanti. Tutto in diretta, mentre il treno è lanciato. Che spettacolo.
A luglio il pendolare manda una cartolina alle FS. "Tutto ok, peccato che tu non ci sei". Secondo un affetto ormai filiale per quei sedili sporchi di polvere scaduta, patatine al formaggio rovesciate e avanzi di chewing gum. Quel "tu" è il treno, ovviamente. Ma se vogliamo anche mamma FS.
A settembre è un coro: "Mamma, son tanto felice / perché ritorno da te".
E alla fine noi chi siamo? Ma che domande...Siamo dei gran figli di puttana.
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